Il museo multimediale

I Santacroce: pittori nati a Santa Croce, protagonisti a Venezia.
Livello 1
Nel cuore del borgo di Santa Croce, sorge un museo che non custodisce solo immagini, ma emozioni. Un luogo intimo e suggestivo che rende omaggio ai Santacroce, artisti partiti da questo piccolo paese per lasciare un loro segno nella Venezia del Rinascimento.
Attraverso riproduzioni, installazioni multimediali e percorsi immersivi, il visitatore è invitato a compiere un viaggio tra arte, memoria e innovazione. Il tour virtuale dell’Annunciazione di Spino e la visita digitale alla Santa Croce attuale diventano esperienze che uniscono passato e presente, permettendo di “entrare” nei capolavori e riscoprirne la bellezza con occhi nuovi.

ORARI E VISITE

Orari di apertura ordinaria

Siamo lieti di accogliervi nei fine settimana e nei giorni festivi: Sabato e Domenica: 14:30 – 18:30

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I Santacroce

Una famiglia di pittori del Rinascimento a Venezia

La località bergamasca Santa Croce ha dato il nome ad alcune prolifiche botteghe di pittori, attive a Venezia tra XV e XVII secolo. Francesco di Simone da Santacroce e Girolamo da Santacroce sono i due principali protagonisti di questa storia, allievi, rispettivamente, di Giovanni e Gentile Bellini.

Le loro opere erano in larga parte destinate alle aree periferiche della Serenissima, dal territorio bergamasco, verso il confine occidentale, fino alla sponda orientale del mare Adriatico. Le testimonianze pittoriche dei Santacroce riflettono il momento d’oro del Rinascimento veneziano.

Con il passare del tempo i pittori si ripiegano, sempre più nostalgicamente, verso i modelli di un remoto passato, sentito attuale da una committenza che sarà spazzata via dall’età della Controriforma.

Contributi di: Giovanni C.F. Villa e …

Pulsanti con link
Untitled Design (4)

Un museo che guarda al futuro

Il Museo Multimediale dei Santacroce è nato grazie al contributo dell’Unione Europea – NextGenerationEU, nell’ambito del PNRR “Attrattività dei Borghi Storici”, attraverso il Bando Imprese Borghi (Linea C).

Il progetto, Prot. BRG0003083 – CUP C85H24002640008, ha reso possibile la realizzazione di un innovativo percorso immersivo che valorizza il patrimonio artistico dei Santacroce, offrendo ai visitatori un’esperienza coinvolgente.

Questo importante finanziamento rappresenta un investimento concreto nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio culturale dei borghi storici italiani, contribuendo a rendere Santa Croce di San Pellegrino Terme un luogo in cui tradizione, innovazione e cultura si incontrano per offrire un’esperienza unica ai visitatori.


Finanziato Unione Europea

Museo multimediale

Il museo ospita un’area multimediale immersiva in cui, grazie a visori 3D, è possibile ammirare alcuni dipinti dei Santacroce da una prospettiva inedita e coinvolgente.
Durante la visione, una voce narrante accompagna il visitatore nel racconto della leggenda di Pasino Locatelli (1867), che narra la storia d’amore di Giacomo di Santa Croce e Marina di Spino, offrendo un’esperienza emozionale che unisce arte, storia e narrazione.


i visori

Radici e memoria

La pergamena di fondazione della Parrocchia di Santa Croce del 1482 trova una naturale collocazione nel museo dei Santacroce perché rappresenta non solo l’origine storica della comunità religiosa di Piazzo, ma anche le radici culturali dei pittori che, negli anni successivi, diedero vita alle due botteghe veneziane.

Questi artisti, specializzati nella raffigurazione di Madonne e santi, hanno voluto preservare e celebrare la loro terra d’origine attraverso la memoria della parrocchia che era il fulcro della vita spirituale del borgo.

La pergamena diventa così un simbolo di continuità tra il luogo natale e la loro produzione artistica, testimoniando l’intreccio tra devozione, identità locale e tradizione pittorica, che ancora oggi lega il museo dei Santacroce alla storia di Piazzo e dei suoi abitanti.


Pergamena di fondazione della Parrocchia di Santa Croce Fronte

L’audioguida

🎧 Audioguida – I Santacroce a Venezia
Durante la visita è possibile utilizzare l’audioguida disponibile qui sul nostro sito. L’audioguida può accompagnare il visitatore lungo il percorso, offrendo spiegazioni e approfondimenti per rendere l’esperienza ancora più completa e coinvolgente.

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Alcune opere dei Santacroce

Annunciazione di Spino, 1504

Francesco di Simone (1470/75 – 1508)
Bergamo, Accademia Carrara

Il dipinto raffigura un’Annunciazione in cui la Vergine, inginocchiata ad un leggio con un libro di preghiere in mano, riceve il messaggio angelico all’interno di uno spazio colto in prospettiva nonché aperto sulla laguna da una bifora in finto marmo inquadrata da una decorazione floreale e scandita da
una colonna corinzia.

È firmato e datato “FRANCISCUS DE SANTA CRUCIS FECIT 1504”, proviene dalla parrocchiale di Spino al Brembo e fu acquistato dall’Accademia Carrara nel 1868.

Trittico di Lepreno

Francesco di Simone (1470/75 – 1508)
Bergamo, Accademia Carrara

Il trittico, composto da tre scomparti a profilo centinato, illustra San Giacomo Maggiore affiancato da San Giovanni Battista e Sant’Alessandro entro un’aperta campagna che muta conformazione alle spalle di ogni figura.

Sul bastone da pellegrino dell’effigiato al centro vi è apposto un cartiglio che
testimonia l’esecuzione di Francesco di Simone all’anno 1506 e sancisce l’identificazione della committenza.

Decorava in origine le pareti della chiesa di Lepreno, era dotato di una cimasa raffigurante il Padre Eterno benedicente e dopo vari passaggi collezionistici fu donato all’Accademia Carrara nel 1908.


Madonna con il Bambio tra i santi Simeone e una santa

Attribuita a Francesco Rizzo
Museo Civico di Padova

La Madonna con un frutto in mano che sostiene il Bambino, simbolo della Genesi e della redenzione dal peccato originale, rispecchia un modulo compositivo di Francesco di Bernardo rintracciabile nella Vergine in
trono tra San Giovanni Battista, San Rocco, San Paolo e Sant’Apollonia della chiesa parrocchiale di Santa Croce

Viceversa, il San Simeone in contemplazione deriva dalla Circoncisione della scuola di Giovanni Bellini alla National Gallery di Londra e la Santa con il libro, alla quale Gesù voltandosi dirige lo sguardo, è tratta da quadretti coevi, perlopiù a destinazione privata, che circolavano a Venezia.

Gli abiti, escludendo quello di Maria che rispetta la tradizionale cromia del manto, fuorché l’aggiunta di un tono arancio, sono impreziositi da motivi floreali, trame dorate e greche ornamentali.

La tavola approdò ai Musei Civici di Padova per legato Cavalli nel 1888 e nel
1916 Giuseppe Fiocco l’attribuiva al “Rizzo”.


Pala di Vertova, 1547

Giovanni Galizzi
Vertova, Chiesa di Santa Maria Assunta

La tela, conservata nella parrocchiale di Santa Maria Assunta a Vertova, presenta San Marco in trono tra San Giacomo e San Patrizio sotto la protezione della Vergine con il Bambino che appare dalle nuvole attorniata da cherubini all’interno di una fonte luminosa utilizzata sia per significare i santi che per dare risalto ai colori del cielo.

Eseguita a Venezia nel 1547 da Giovanni “Galizzi”, che la firma “IOANNES GALLUS BERGOME[N]SIS”, denuncia una spazialità pressoché identica a quella del Polittico di Sombreno, con la sola aggiunta di un accenno paesaggistico, ed un impianto compositivo che abbandona il tipico schema piramidale delle sacre conversazioni a favore di uno svolgimento in senso orizzontale formulato sul primo piano.


La Trinità e i santi Giacomo e Gerolamo, 1559

Girolamo da Santa Croce (1480/85 – 1556)
Padova, Musei Civici

La tavola centinata, ordinata dall’arcivescovo veneziano di Corfù Jacopo Cauco, raffigura il dogma cristiano della Trinità secondo un’interpretazione iconografica che prevede la colomba dello Spirito Santo in alto e l’Eterno che sorregge il Figlio crocifisso al centro, entrambi sottoposti all’azione del lume, con San Giacomo e San Girolamo collocati in un ampio paesaggio caratterizzato da un caseggiato, qualche collina e delle montagne.

L’intonazione cromatica, ottenuta dalle tonalità di verde che si relazionano ai gradi di blu o le sfumature di rosa che si accostano ai rossi, a cui si aggiungono i marroni e gli ocra, domina la composizione e le vesti drappeggiate accentuano i volumi.

Datata 1539 nonché firmata “HIERONYMO DA SANTA CROCE”, viene ricordata dalle fonti settecentesche dentro la chiesa di Sant’Andrea a Padova dove vi rimase fino al tardo Ottocento quando passò di proprietà alla pinacoteca del Museo Civico.


San Giovanni l’Elemosiniere nella piazza di Alessandria d’Egitto

Francesco di Girolamo (1516 – 1584)
Bergamo, Accademia Carrara

Il quadro mostra San Giovanni l’Elemosiniere che fa opere di carità, distribuendo ai poveri i tesori della Chiesa, in una piazza architettonicamente definita che dovrebbe alludere ad Alessandria d’Egitto. Il formato ridotto suggerisce una committenza tesa alla devozione privata mentre la mancanza di una firma e di una data hanno reso problematica l’attribuzione a Francesco di Girolamo da Santa Croce.

Se alcuni ritratti riecheggiano nella produzione di bottega, l’invenzione del nudo in torsione corporea e le figure che indossano un copricapo, senza tralasciare l’uomo con la brocca in testa, manifestano la conoscenza della corrente manierista da parte dell’artista.

Fu menzionato per la prima volta nella quadreria dei nobili Albani a Bergamo dall’abate Luigi Lanzi nel 1796 e pervenne all’Accademia Carrara nel 1866 dopo che il Conte Guglielmo Lochis ne segnalava il gusto raffaellesco ed un colorito che risentiva della scuola ferrarese.


Adorazione del Bambino in un paesaggio con l’Eterno, gli Angeli e San Giovannino

Francesco di Girolamo (1516 – 1584)
Padova, Musei Civici

L’opera reca un’Adorazione del Bambino in cui San Giovannino gli rende omaggio alla presenza degli angeli, Maria e San Giuseppe con l’Eterno nella sfera celeste assieme a dei putti che sostengono i simboli della Passione su di una nuvola.

La gestualità conferita ai personaggi, con le mani giunte in atto votivo od incrociate al petto per indicare obbedienza, incentivava la preghiera di chi l’aveva ordinata ed instaurava un legame tra la narrazione sacra e lo spettatore.

Proveniente dalla collezione padovana Capodilista, fu assegnata a Pietro Paolo da Santa Croce dalla storiografia precedente a Giuseppe Fiocco che nel 1916 l’attribuiva a Francesco di Girolamo, rilevandone le affinità con le
pitture raffiguranti il tema della Natività, e nel 1962 Fritz Heinemann ne confermava la paternità proponendo una datazione durante il periodo giovanile dell’autore.


L’Incoronazione della Vergine

Francesco di Girolamo
Museo Civico di Padova

Il dipinto, stilisticamente assai vicino al precedente, proviene anch’esso dalla collezione Capodilista, dove era un tempo attribuito a Pietro Paolo e quindi a Girolamo. Nel riferirlo a Francesco il Fiocco osservava l’analogia del fondo di paesaggio animato da numerose, piccole figure, con quelli di altri dipinti che appartengono all’ambito dei Santacroce.


Annunciazione, 1595

Pietro Paolo da Santa Croce
Padova, Musei Civici

Lo stendardo processionale, decorato su ambedue le facce dal Mistero dell’Annunciazione, fu eseguito nel 1595 da Pietro Paolo da Santa Croce, come riporta l’iscrizione posta sotto l’angioletto musicante, su commissione di Giovanni Foscari le cui iniziali campeggiano a fianco dello stemma di famiglia in corrispondenza della chiave di volta dell’arco inquadrato da semicolonne aggettanti di ordine composito che impostano una trabeazione con il fregio ornato da girali, fiori e foglie di acanto.

Il viso dell’angelo annunciante è desunto dal San Giorgio della Pala di Chirignago, realizzata da Francesco di Girolamo all’anno 1571, e l’incarnato della Madonna, psicologicamente connotato, poco si discosta dalla Vergine con il Bambino del Museo Correr di Venezia, anch’essa elencata dalla critica nel catalogo del Nostro.

Descritto nel mezzo della tribuna della Cappella degli Scrovegni a Padova
da Pietro Estense Selvatico ancora nel 1869, è custodito oggi al Museo Civico degli Eremitani.